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Lunedì 13 Luglio 2020

Sbilanciamenti: l'intervista di Reteambiente

Gli aumenti in bolletta tra anomalie e possibili soluzioni


184 intervista reteambiente

Gli aumenti degli oneri di dispacciamento nel corso del 2016 hanno portato l’Autorità a riformare la materia. Reteambiente ha voluto far capire il motivo di tali aumenti tramite un’intervista, a Maurizio Fauri di Polo Tecnologico per l’Energia e docente dell’Università di Trento, in cui tiene un corso specifico sul dispacciamento. Riproponiamo l’intervista in forma integrale.

Professor Fauri, gli aumenti legati al costo del dispacciamento negli ultimi mesi sono stati al centro di un acceso dibattito. Lasciando da parte per un momento le questioni legate alla sospetta speculazione operata dai grossisti sul MSD, ci può spiegare cosa accade dal punto di vista tecnico?
Prima di tutto, che cosa è il dispacciamento?

La frequenza della rete elettrica rimane costante se la potenza attiva prodotta dagli impianti corrisponde esattamente alla potenza assorbita dai carichi. Per questo, Terna, che è l’operatore nazionale che gestisce le reti per la trasmissione dell'energia elettrica, svolge il compito di mantenere un costante equilibrio tra la potenza prodotta o importata dall’estero e quella prelevata dalla rete ossia quella richiesta dai consumatori. Offerta e domanda devono quindi essere sempre in costante equilibrio, garantendo così la continuità e la sicurezza della fornitura del servizio. La gestione dei flussi di potenza sulla rete per mantenere tale equilibrio viene denominata dispacciamento.

Queste attività tecniche di compensazione istantanea tra domanda ed offerta comportano degli oneri che vengono aggiornati periodicamente mediante deliberazione dell’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas ed il Settore Idrico (AEEGSI) e di Terna stessa e sono fatturati dal fornitore nella bolletta elettrica.

Come e perché i vincoli di rete possono far aumentare il valore degli oneri di dispacciamento e dove si situano i nodi di rete critici che causano questa lievitazione di prezzi?

L'incremento dei costi del dispacciamento rispetto a qualche anno fa è in parte fisiologico per la maggiore presenza di fonti rinnovabili, che per loro natura non sono completamente programmabili e regolabili, nonché per il diverso o minore impiego degli impianti tradizionali. Basti pensare che la produzione da fonti rinnovabili è cresciuta del 70%, passando da 63 TWh (miliardi di kWh) del 2008 a 108 TWh nel 2015; in particolare, la copertura del fabbisogno annuo da parte delle fonti rinnovabili è passata dal 18% nel 2008 al 34% nel 2015, fino a raggiungere quote molto significative di produzione da fonti rinnovabili nei momenti di picco di produzione.

Permangono però vincoli tecnologici in alcune zone del Paese e l'esigenza di mantenere adeguati livelli di regolazione della tensione e della frequenza con conseguenti maggiori costi di dispacciamento. Terna, a partire dal 2004, ha investito circa 10 miliardi di euro finalizzati alla sicurezza del sistema e alla integrazione di fonti rinnovabili attraverso interventi di rinforzo, riclassamento della rete, realizzazione di strumenti per il controllo della tensione di rete e dei flussi di energia. Questo è un impegno importante, ma dovrà essere incrementato negli anni seguenti.

Le sospette speculazioni sono certo sgradevoli, ma, dal punto di vista delle leggi di mercato - a meno di conclusioni diverse in seguito agli accertamenti del TAR – sono di fatto “lecite”. Quali le possibili soluzioni per evitarle? E la generazione distribuita da fonte rinnovabile potrebbe rappresentare una concreta via d’uscita? E, se sì, come?

Come riscontrato dall’Autorità con il DCO 316/2016/R/EEL, negli ultimi anni, pur nel rispetto della disciplina vigente, si sono evidenziate strategie di programmazione dei consumi da parte di alcuni operatori di mercato non coerenti con i principi di diligenza, prudenza, perizia e previdenza che dovrebbero caratterizzare il comportamento di un operatore nell’ambito del servizio di dispacciamento. Le ricadute economiche hanno comportato un beneficio per tali operatori ed un aumento degli oneri di dispacciamento a carico del sistema elettrico (e quindi di tutti i consumatori). Quindi un fattore da regolamentare riguarda sicuramente la normativa.

La generazione distribuita da fonte rinnovabile potrebbe rappresentare una concreta via d’uscita, a patto di risolvere tutte quelle criticità legate a connessioni e capacità di trasporto. Si pensi, ad esempio, al potenziamento dell’elettrodotto sottomarino fra Sicilia e Calabria (linea Sorgente-Rizziconi). Prima di esso, in presenza di vento forte e costante, per evitare scompensi alla rete elettrica della Sicilia, venivano bloccati gli aerogeneratori. I loro gestori dovevano essere comunque remunerati per la mancata produzione ed il costo lo pagava la collettività con un aumento dei costi di dispacciamento. Ora gli aerogeneratori possono continuare a produrre energia verso la penisola, senza gravare quindi sugli oneri di dispacciamento.

 

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