Sul fronte dei costi, il parametro W si attesta mediamente a 22,775 €/MWh, contro i 34,44 €/MWh del 2017/2018. In particolare, si va dai 12,39 €/MWh nell’area 3 ai 51,86 €/MWh della Calabria (seguita dai 39,96 €/MWh della Sicilia). Inoltre, solo nel mercato di Salvaguardia, viene pagata la componente CSAL, attualmente pari a 5 €/MWh.
In sostanza, mentre uno spread di mercato rispetto al PUN si attesta, dai 0,3 ai 5 €/MWh, nel mercato di Salvaguardia si paga uno spread da 12 €/MWh a 56 €/MWh in più.
Va poi osservato come la fatturazione eseguita ai clienti in Salvaguardia sia quasi sempre in acconto (sovrafatturazioni), cosa che genera ulteriore difficoltà nella verifica dei conguagli, spesso emessi a distanza di anni.
Andare in Salvaguardia è, teoricamente, difficile: o si è un cliente moroso e recidivo, quindi senza speranza di trovare un fornitore disposto a fornirlo nel mercato libero, oppure può capitare in caso di switch (cambio di fornitore) di fine anno con richiesta del fornitore entrante al distributore competente respinta dopo il 10 dicembre, oppure può capitare in caso di fallimento del fornitore, cosa successa proprio quest’anno con alcuni clienti del fornitore in liquidazione Eviva.
Quindi è sconsigliabile andare in salvaguardia per evitare le seguenti problematiche:
1. Costi mediamente più alti del mercato (almeno 10 €/MWh).
2. Fatture in acconto.