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Newsletter 3 – 2015

 

Consumi elettrici in Italia

Dopo quattro mesi, tornano a crescere i consumi di energia elettrica in Italia.

 

Terna ha reso noti i consumi di energia elettrica italiani di febbraio 2015, pari a 25,2 miliardi di kWh in aumento dello 0,7% rispetto a quella registrata nel mese di febbraio 2014. Il dato è rilevante, in quanto era dall’estate del 2012 che i consumi mensili non erano superiori di quelli dell’anno precedente.

A livello territoriale la variazione tendenziale risulta negativa al Nord
(-0,9%), positiva al Centro (+1,5%) e al Sud (+3,6%).

La richiesta energetica è stata soddisfatta per l’82,4% del totale attraverso fonti di produzione interna e per la parte rimanente dal saldo con l’estero, con una riduzione rispetto a febbraio 2014 dello 0,2%.

Sono in crescita le fonti di produzione termica (+7,5%), geotermica (+8,2%) e fotovoltaica (+8,3%) mentre le fonti idroelettriche (-25,0%) ed eoliche (-1,6%) sono in calo.

In generale, il trend è leggermente negativo in quanto, analizzando i valori del primo bimestre 2015, la domanda di energia elettrica è in flessione dello 0,7% rispetto all’anno precedente.

 

Energie rinnovabili sulle Alpi: a che punto siamo?

Durante l’assemblea Nazionale Fiper, svoltasi a Trento presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia, si è cercato di fare il punto sul Teleriscaldamento a biomassa in ambienti di montagna.

 

Fare il punto sul Teleriscaldamento a biomassa nell’ambiente montano e individuare gli ostacoli a livello normativo e di politiche energetiche. Questi erano gli obiettivi del convegno “Spazio Alpino e Bio-economia: promuovere una gestione sostenibile dell’energia a favore delle risorse naturali e culturali del territorio”, tenutosi il 27 marzo 2015 a Trento presso l’Auditorium del Dipartimento di Lettere e Filosofia.

Il convegno, organizzato da FIPER (Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili), ha dedicato un primo momento ad alcune delle autorità politiche più vicine a questa tematica, come Mauro Gilmozzi, Assessore all’Ambiente della Provincia Autonoma di Trento, Massimo Mucchetti, Presidente Commissione Attività Produttive del Senato, on. Enrico Borghi, relatore della legge sulla Montagna, Albert Plangger, Commissione Affari Camera e Vittorio Prodi, Commissione Ambiente per l’Unione europea.

Il presidente di FIPER, Walter Righini, ha evidenziato che, secondo un’indagine condotta da FIPER, sarebbero ben 801 i Comuni delle zone montane non ancora metanizzati, dove però una rete di teleriscaldamento potrebbe costituire la soluzione ideale. Purtroppo, in Italia manca ancora una legge quadro su questa tematica e di conseguenza gli investimenti nel settore sono in una fase di stallo. Salvatore Lombardo, di INFRATEL, ha sottolineato come le infrastrutture necessarie per la rete di teleriscaldamento, sono anche sfruttabili per gli impianti a fibra ottica per una rete a banda ultralarga. Così facendo sarebbe possibile raggiungere gli obiettivi previsti sia dal Piano Strategico BUL che dal Decreto sull’efficienza energetica.

Ma ci sono altri esempi che dimostrano come la politica italiana freni l’innovazione tecnologica e le risorse rinnovabili anziché promuoverle. Giustino Mezzalira, Direttore Ricerca e Gestioni Agro Forestali – Veneto Agricoltura, ha mostrato come la superficie boschiva potrebbe essere vista in un’ottica strategica come laboratori di innovazione e di motori dello sviluppo locale. Il legname potrebbe essere utilizzato per la produzione di biomassa legnosa per il teleriscaldamento: utilizzando in maniera intelligente questa risorsa, non si andrebbe ad intaccare il verde dei nostri territori e si riuscirebbe a preservare un equilibrio ecosostenibile.

Recentemente in Versilia, riporta Righini, centinaia di alberi sono stati abbattuti dal vento; secondo l’attuale normativa questi non si sarebbero potuti sfruttare come biomassa in quanto “rifiuti”; nonostante ciò, l’ARPAT Toscana è intervenuta sostenendo che, visto lo stato di emergenza, si possono utilizzare.

Questo è uno dei tanti esempi di come la politica italiana non sia lungimirante,  ma corra ai ripari ogni volta che ci si trova di fronte ad un fatto compiuto, in situazione di urgenza.

Ma non ci si può sempre nascondere dietro l’inadeguatezza della politica, anche i cittadini debbono assumersi le proprie responsabilità cominciando con il cambiare il modo di pensare e di agire. Questo non è da sottovalutare in quanto, semplicemente grazie alla modifica di comportamenti e abitudini, è possibile ridurre i consumi di energia fino a ben il 30%.

Per contenere il surriscaldamento globale entro un incremento massimo di 2 °C, la IEA (International Energy Agency) ha dichiarato che la concentrazione di CO2 va limitata a 450 ppm (parti per milione); per raggiungere questo obiettivo è necessario incrementare le fonti rinnovabili e gli interventi di efficienza energetica, grazie ai quali si scatenerebbe un mercato pari ad alcune di decine di miliardi di Euro.

Per realizzare questo cambiamento non basterà l’introduzione di nuove tecnologie, è necessario soprattutto un cambio sostanziale di mentalità che coinvolga l’intera società a tutti i livelli decisionali, da quello industriale a quello civile, fino alla Pubblica Amministrazione.

 

Impianti di gassificazione: una tecnologia in via di maturazione

L’interesse per questo tipo di impianti è in costante aumento, ma tra i molti prodotti ad oggi presenti sul mercato è indispensabile conoscere quali siano in grado di fornire adeguate garanzie prestazionali.

 

Da alcuni anni a questa parte gli impianti di gassificazione della legna hanno cominciato ad affacciarsi nel mercato della produzione elettrica di piccola taglia da fonte rinnovabile, attirando notevole interesse tanto nel mondo imprenditoriale, quanto in quello della Pubblica Amministrazione (come nel caso dei comuni dotati di reti di teleriscaldamento).

Ma cosa significa gassificazione? La gassificazione della biomassa è un processo di conversione termica di un combustibile solido (la biomassa legnosa) in un combustibile gassoso.

A differenza di una tradizionale caldaia, che, bruciando legna, produce calore e residui sottoforma di gas di scarico e cenere, un gassificatore realizza un’ossidazione solo parziale del combustibile in un ambiente ad elevata temperatura. La legna viene per così dire degradata termicamente con produzione di cenere e di un gas di sintesi o syngas.

Quest’ultimo è composto, oltre che da gas inerti, da una certa percentuale di idrogeno (variabile dal 10 al 30% a seconda del processo), il quale conferisce al syngas un determinato potere calorifico (in media pari ad un sesto di quello del metano). Il syngas è pertanto un fluido che può essere valorizzato in diverse applicazioni; quella più diffusa è l’impiego in un motore endotermico per la produzione combinata di energia elettrica e calore.

Il motivo del rinnovato, recente interesse per gli impianti di gassificazione è presto detto: gli incentivi statali riconosciuti per la produzione elettrica da fonte rinnovabile (meccanismo della Tariffa Onnicomprensiva) garantiscono a tale tecnologia un’importante remunerazione in fase di esercizio, tanto da promettere un rapido rientro del costo di investimento iniziale.

Tuttavia, tale tecnologia, che pur è oggetto di studio e applicazione da oltre un secolo, non ha ancora raggiunto la piena maturità industriale.

Il motivo è da ricercare nel fatto che il syngas in uscita dal reattore è molto “sporco”, a causa delle sostanze incombuste che si trascina in sospensione (es. catrami) e deve essere sottoposto ad un processo di depurazione e raffreddamento prima di essere impiegato come combustibile in un motore endotermico.

Se i costi delle tecnologie più efficienti per la depurazione del syngas sono sostenibili in impianti di grande taglia (ad esempio come avviene con successo dal 2002 nel gassificatore della città di Güssing in Austria, da 5 MW elettrici), ciò non avviene in impianti di piccola taglia, con il risultato che spesso si applicano soluzioni economiche (filtri a maniche o ceramici) ma, sul lungo periodo, poco efficaci.

Inoltre il processo di gassificazione all’interno del reattore è molto “instabile” e richiede un cippato in ingresso il più possibile omogeneo (pezzatura uniforme) e secco (contenuto d’acqua inferiore al 15%, ottenibile con un comparto di essiccazione a monte del gassificatore). Tali impianti richiedono pertanto un costante “settaggio” in fase di esercizio e in generale una manutenzione non paragonabile a quella richiesta dai tradizionali cogeneratori alimentati a metano.

Nonostante tali criticità, l’interesse per questo tipo di impianti è in costante aumento in quanto tale tecnologia è al momento l’unica che consenta di produrre energia elettrica su piccola taglia mediante un fonte rinnovabile e disponibile localmente, come il cippato di legna. E il mercato risponde a tale interesse con un proliferare di iniziative imprenditoriali che propongono soluzioni commerciali spesso presentate come “mature” e affidabili ma che il più delle volte sono ancora impianti pilota o post-prototipali.

Esistono tuttavia sul mercato singole realtà che hanno superato la fase post-prototipale e sono in grado di fornire gassificatori tecnicamente affidabili, basati su tecnologie che possono vantare ormai diversi anni di esercizio e numerose referenze. Le più serie tra tali realtà non fanno segreto delle attenzioni che tali impianti richiedono in fase di esercizio né in merito ai costi di esercizio necessari per la loro manutenzione ordinaria e straordinaria.

Polo Tecnologico per l’Energia ha seguito l’evolversi delle tecnologie legate alla gassificazione della biomassa negli ultimi 10 anni e mette le proprie competenze a disposizione di aziende o Pubbliche Amministrazioni, indicando quali prodotti ad oggi presenti sul mercato siano in grado di fornire adeguate garanzie prestazionali. Attraverso studi di fattibilità tecnica ed economica potranno essere valutati nel dettaglio i costi e i benefici legati all’installazione di un impianto di gassificazione di piccola taglia a servizio del ciclo di lavorazione industriale o di una rete di teleriscaldamento, nel pieno rispetto dei vincoli normativi vigenti.

 

Una cabina di regia per l’efficienza energetica

Il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare hanno individuato e stabilito, attraverso il Decreto interministeriale 9 gennaio 2015, sia la composizione che le modalità operative di funzionamento della “cabina di regia” già istituita dal dall’articolo 4, del D. lgs. 4/7/2014, n. 102.

 

Ruolo della cabina di regia è quello di garantire un ottimale coordinamento degli interventi di efficienza energetica finalizzate al miglioramento delle prestazioni degli organismi edilizi attraverso l’implementazione di un efficace piano d’azione di medio-lungo termine.

La cabina di regia

A comporre la cabina di regia saranno otto membri, di cui quattro nominati dal Ministero dello sviluppo economico e quattro nominati dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. La cabina di regia inoltre si avvarrà dell’ENEA e del GSE per lo svolgimento delle attività del decreto.

Chi riguarda

Ad essere particolarmente coinvolte dal piano d’azione sono le Pubbliche Amministrazioni, stimolate (ed allo stesso tempo obbligate) a mostrarsi attive nella realizzazione di interventi di efficienza energetica sul loro patrimonio immobiliare. La Direttiva 2012/27/UE ha infatti imposto che annualmente, dal 1 Gennaio 2014 e fino al 2020, il 3% della superficie coperta utile totale, degli edifici climatizzati di proprietà dello Stato e da esso occupati, sia ristrutturata per migliorarne il comportamento energetico, fungendo così da buon esempio nei confronti della collettività.

Almeno fino a luglio 2015, la quota del 3% sarà calcolata sulla superficie coperta totale degli edifici pubblici con superficie coperta utile totale superiore ai 500 mq e che, alla data del 1 gennaio di ogni anno, non soddisfano i requisiti normativi minimi di prestazione energetica.

L’opportunità di incrementare e implementare ulteriormente gli interventi atti a migliorare le prestazioni energetiche del parco immobiliare pubblico, ribadite proprio dal DM. 9 gennaio 2015, risultano ancora più incentivanti se si pensa che dal 9 luglio 2015, anche gli edifici pubblici con superficie coperta utile totale inferiore a 500 mq, saranno obbligati a migliorare le loro prestazioni energetiche attraverso opportune azioni di miglioramento. Nello specifico anche quelli con superficie coperta utile totale superiore a 250 mq dovranno adempiere agli obblighi precedentemente descritti.

Il Decreto Legislativo 102/2014 ha inoltre sottolineato come, per la realizzazione degli interventi, le pubbliche amministrazioni centrali debbano favorire il ricorso allo strumento del finanziamento tramite terzi e ai contratti di rendimento energetico, avendo anche la possibilità di avvalersi di una o più Energy Service Company (ESCo).

 

Unione energetica europea

Con l’Unione dell’Energia la Commissione Europea prevede di garantire energia sicura, sostenibile, competitiva e a prezzi accessibili

 

La Commissione Europea, presieduta da Jean-Claude Juncker, ha definito la strategia quadro che porterà alla costituzione della cosiddetta “Unione dell’Energia”.

Uno degli obiettivi della Commissione è la riduzione della dipendenza degli Stati dell’Unione dai singoli fornitori di energia elettrica favorendo invece la possibilità di fare affidamento ai paesi vicini, specialmente in situazioni di difficoltà nell’approvvigionamento energetico. Non a caso, uno dei cinque pilastri su cui si fonda l’Unione energetica è la sicurezza nell’approvvigionamento dell’energia elettrica. Gli altri quattro cardini sono il mercato interno dell’energia, l’efficienza energetica, la decarbonizzazione e la ricerca e innovazione.

L’Italia è stata inserita dalla Commissione Europea come uno dei 12 paesi al pari di Irlanda, Romania, Estonia, Lettonia, Lituania, Regno Unito, Portogallo, Spagna, Polonia, Cipro e Malta non sufficientemente interconnessi con il mercato elettrico europeo. Entro il 2020 la Commissione svilupperà una serie di progetti che hanno come obiettivo il raggiungimento del traguardo del 10% delle interconnessioni elettriche, ovvero il minimo per consentire la trasmissione e il commercio dell’energia elettrica fra i diversi Stati membri.

Per molti versi, la situazione energetica all’interno dell’Unione Europea non è delle più rosee; un primo dato importante da rilevare è che, con ben il 53% di energia importata, l’Unione è il primo importatore di energia al mondo, con una spesa equivalente di 400 miliardi di euro l’anno. Inoltre, a causa di un mercato interno così frammentato, le aziende europee pagano per l’energia elettrica un 30% in più rispetto ai prezzi negli Stati Uniti e ben il 100% in più per il gas.

L’adozione dell’Unione dell’Energia fa parte di un quadro strategico ampio che riguarda in primo luogo la lotta ai cambiamenti climatici: l’obiettivo concreto è l’ottenimento di una riduzione dei gas serra del 40% entro il 2030 attraverso una serie di interventi normativi volti a disincentivare i prodotti fossili a favore di quelli derivanti da energia rinnovabile. Inoltre, un impulso al settore dell’efficienza energetica ed energie rinnovabili porterà ad investimenti ingenti che avranno come conseguenza positiva la creazione di molti posti di lavoro.

 

Parte il “Fondo Kyoto”, un tasso agevolato per gli edifici scolastici pubblici

350 milioni di euro verranno destinati ad edifici scolastici pubblici per interventi di riqualificazione energetica.

 

Nel mese di marzo è cominciato l’iter di un importante decreto del Ministro dell’Ambiente, attualmente alla firma dei Ministri dell’Economia, dello Sviluppo Economico e dell’Istruzione, il cosiddetto “Fondo Kyoto”. Tale provvedimento, realizzato nell’ambito dello “Sblocca Italia” prevede la concessione di prestiti ad un tasso agevolato dello 0,25%, la metà del tasso previsto per i finanziamenti del fondo di Kyoto, per interventi finalizzati al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici scolastici pubblici.

I milioni prelevati dallo “Sblocca Italia” per poter realizzare questo decreto saranno 350 e, secondo Laura Galimberti, coordinatrice della Struttura di missione per l’edilizia scolastica di Palazzo Chigi, saranno possibili almeno 700 interventi. I finanziamenti potranno essere utilizzati dai Comuni e dalle Province possessori di immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica, compresi gli asili nido, e gli edifici d’istruzione universitaria e di alta formazione artistica, musicale e coreutica.

Il primo passo per ottenere il prestito a tasso agevolato è la redazione della diagnosi energetica dell’immobile e successivamente la predisposizione per la certificazione energetica. Gli interventi attuati dovranno garantire un miglioramento di almeno due classi energetiche in tre anni, pena la revoca del finanziamento, mentre la durata complessiva degli interventi di analisi, monitoraggio, audit e diagnosi energetica, per i quali verranno stanziati 30 mila euro per ogni edificio, è massimo 10 anni. Gli interventi invece, non potranno superare un milione di euro se riguardano solo gli impianti e due milioni di euro se comprenderanno anche la riqualificazione di tutto l’edificio.

I criteri e le modalità di erogazione dei prestiti verranno definiti entro 90 dall’entrata in vigore del decreto; i finanziamenti saranno erogati tenendo conto dell’ordine cronologico di ricezione delle richieste.

 

Per le imprese energivore incentivi senza fidejussioni

Non sarà più necessario presentare le fidejussioni per il riconoscimento delle agevolazioni per l’anno 2014 e la dichiarazione può essere presentata a partire dal 15 maggio 2015 ed entro il 31 ottobre 2015.

 

L’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ha deciso di eliminare il meccanismo degli acconti/conguagli per le agevolazioni alle imprese a forte consumo energetico previste dall’art. 39 del D.Lgs 83/2012. Con le nuove modalità, non sarà più necessario presentare le fidejussioni per il riconoscimento delle agevolazioni per l’anno 2014. L’Autorità comunica che il provvedimento è pendente, in attesa della verifica con il procedimento della Commissione Europea sulla compatibilità delle agevolazioni con le norme in tema di aiuti di Stato, che non è ancora definitivo.

Con la delibera 112/2015/R/EEL si prevede che la Cassa Conguaglio per il Settore Elettrico raccolga, a partire dal 15 maggio 2015, le dichiarazioni delle imprese energivore relative al 2014. La dichiarazione va effettuata presentando la necessaria documentazione (dichiarazione IVA, ecc) ed inserendo i dati 2014 nel portale messo a disposizione dalla CCSE. Polo Tecnologico per l’Energia è a disposizione per fornire assistenza nella corretta procedura di formulazione della domanda. Il termine ultimo per rilasciare le suddette Come indicato anche nella circolare CCSE n.7/2015/ETL, la Cassa erogherà l’intero ammontare delle agevolazioni di competenza dell’anno 2014, previo esito positivo della verifica dei dati presentati, con le seguenti scadenze:

 

• entro il 30 settembre 2015, per le imprese che entro il 30 giugno 2015 avranno presentato alla Cassa i dati a consuntivo dell’anno 2014;

• entro il 31 dicembre 2015, per le imprese che entro il 31 ottobre 2015 avranno presentato alla Cassa i dati a consuntivo dell’anno 2014.

 

Per conoscere con precisione gli importi che verranno erogati, sarà necessario attendere un’ulteriore Delibera dell’AEEG che fissi i valori unitari del costo dell’energia da applicare. Probabilmente tale Delibera sarà pubblicata prima dell’inizio della raccolta delle dichiarazioni. L’elenco delle imprese a forte consumo di energia per l’anno 2014, verrà pubblicato entro il 30 novembre 2015.